martedì 30 settembre 2014

Presa di coscienza in un luogo inaspettato



Abitualmente non ama scrivere mentre si trova in ufficio; l'ambiente non lo ispira e nessun argomento stimola la sua curiosità; la parte creativa della sua anima pare attanagliata da un'oziosa rassegnazione e, peggio, dalla consapevolezza di aver sbagliato direzione.
Sono giorni complicati, di riflessione.
Urge un cambiamento, una scossa, qualcosa che possa generare energia vitale.
Gli stravolgimenti degli ultimi anni lo hanno profondamente segnato: i suoi sogni, le sue ambizioni d'un tratto hanno lasciato il passo all'amara realtà, l'illusione del successo è stata sostituita da un'ineluttabile presa di coscienza dalle quale ha provato a sfuggire per tutta la vita: il tempo scorre e il sacrificio non può essere rimandato.
Il momento dell'out out Kierkegaardiano è giunto puntuale, stringente e lo ha posto dinnanzi ad un grande dilemma: estetismo o morale?
La sua scala di valori, il suo edonismo, lo hanno sempre portato ha rinviare le sue scelte: è cresciuto in un contesto borghese, agiato, nulla nella vita sembrava essergli precluso; non avrebbe mai immaginato di essere costretto a scegliere un giorno.
Il suo rapporto con Dio appariva enigmatico, contrastato, alterno, sebbene in fondo lo riconoscesse e, forse, lo amasse; si sentiva eletto, protetto, un'anima perduta che in qualche modo avrebbe trovato la via della salvezza; ma per quest'ultima ci sarebbe stato tempo, nel mentre lo attendeva un percorso che sarebbe passato attraverso intense emozioni, grandi avventure e questa sensazione lo elettrizzava come il lettore di un romanzo avvincente che in cuor suo spera di non giungere mai alla fine del libro.
Ora il lieto fine non pare più scontato e un sentimento di ansia totale lo assale, la paura lo blocca.
Ma partiamo dall'inizio.
[...] è un ragazzo piene di ideali e vitalità, conscio delle sue qualità e orgoglioso dei suoi difetti; il suo credo lo porta sempre a confrontarsi con la diversità, confidente nel fatto che al termine del percorso il suo ego ne uscirà rafforzato e trionfatore; odia essere messo in discussione e, con arroganza, vive ogni confronto con spirito competitivo, con uno spiccato gusto per la manipolazione.
[...] è il più moderno dei sofisti, si piace, si adula, gode di sè stesso.
Giudica le persone in base all'originalità delle loro scelte, il conformismo lo annoia, lo avvilisce; la società moderna senz'altro lo condiziona senza però riuscire ad appiattire completamente il suo spirito ribelle.
Un giorno tutto cambia: arriva l'amore o, meglio, [...] prova ad innamorarsi.
Fino a quel momento aveva sempre vissuto il suo rapporto con il gentil sesso come un conquista, un'occasione per affermarsi e trovare apprezzamento e riscontro alla sua forte personalità; non aveva mai seriamente pensato di impegnarsi, troppo intento ad osservare sè stesso ed a compiacersene.
Questo aspetto lo portava a cercare relazioni impossibili, strane, senza sbocchi:in amore adorava le contraddizioni perchè portavano all'immobilismo, al rimando di qualsiasi scelta, al mantenimento dello status quo.
Quella sera, inaspettatamente, il suo sorriso e la sua dolcezza lo conquistarono. All'improvviso capì che vivere senza affidare il proprio cuore a qualcuno lo avrebbe di fatto messo al riparo da inevitabili sconvolgimenti interiori, ma non lo avrebbe mai portato ad assaporare la pienezza della vita; ebbene si, voleva soffrire, voleva che la sua mente e la sua anima venissero completamente assorbite da qualcuno: per la prima volta voleva provare cosa significasse donarsi a qualcuno.
I primi tempi rappresentarono il periodo più sereno della sua vita: qualsiasi discussione, contrasto, diversità veniva soffocato e disperso dall'incontrollabile voglia di stare insieme, di essere una coppia, una cosa sola; si era creato una sorta di scudo, nessuna difficoltà o invidia potevano scalfire il loro amore.
Ma la tempesta non tardò ad arrivare; non fu un motivo preciso a segnare la fine, ma una lenta ed amara presa di coscienza che rappresentò una reazione inarrestabile nel profondo della sua anima: "Forse", - pensava-, "non sono nato per l'amore..come può altrimenti svanire un sentimento così profondo?"
in cuor suo l'amava ancora, ma aveva troppa paura di sè stesso, delle sue contraddizioni, delle sue debolezze e non voleva che soffrisse più a causa sua.
Il resto è presente. Squilla il telefono dell'ufficio e gli viene delegata una noiosa attività.
La noia, lo spleen esistenziale tornano ad assalirlo, l'ispirazione sciama; non rimane che attendere la notte, l'unico frangente della giornata in cui lo spirito, lontano da condizionamenti, può tornare a danzare libero e godere di sè stesso.









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